La Società Operaia di Porto San Giorgio nasce il 20 dicembre 1864 quando si riunisce per la prima volta il Comitato promotore composto da: Pasquale Maray (possidente), Giovanni Valeri (possidente), Francesco Olivieri (caffettiere), Enrico Bianchi (impiegato Ferrovie Meridionali), Luigi Merini (impiegato Ferrovie Meridionale), Francesco Basili (mastro muratore), Raffaele Leopardi (falegname), Salvatore Salvi (fornaio), Geremia Silenzi (industriante, vale a dire pescivendolo).
Dei nove fondatori, otto sono sangiorgesi – non deve trarre in inganno il cognome Maray perché è la francesizzazione del sangiorgese Maré – e uno proviene da Como: L. Merini. La maggior parte di essi poi rappresentano anche il nuovo assetto politico ideologico e sociale post-unitario in quanto cinque sono Consiglieri comunali (Maray, Olivieri, Bianchi, Silenzi, Salvi; Maray è Sindaco e Bianchi Assessore ordinario) e Valeri è Segretario comunale.




L’animatore principale del Comitato è il Maray che in brevissimo tempo riesce a far passare il nuovo soggetto dalla fase programmatica (8 Gennaio 1865) al progetto di Statuto (5 Marzo dello stesso anno) ed alla sua approvazione (12, 13 e 16 Marzo). Per comprendere i tempi strettissimi dell’operazione bisogna tener presente che lo Statuto sangiorgese ricalca quasi fedelmente quello approvato a Fermo nel Maggio 1864 e che tramite importante è stato sicuramente il notaio Sigismondo Nocelli, nativo di Porto San Giorgio e uno dei fondatori del sodalizio fermano. All’appello dei promotori rispondono 258 sottoscrittori (un decimo circa della popolazione sangiorgese), come risulta dall’elenco autografo esposto nella sala “Max Salvadori “. Il Comitato promotore, prima di chiudere il suo mandato il 2 Aprile 1865, nomina Giuseppe Garibaldi Presidente Onorario Perpetuo e il Regio Commissario Straordinario per le Marche Lorenzo Valerio Socio Onorario Emerito: la Società Operaia ne conserva gelosamente le lettere di ringraziamento.
Dopo l’euforia della fondazione diversi ostacoli segnarono la vita societaria: infatti, non solo fu problematica la scelta per la presidenza – dopo l’elezione di Francesco Basili, primo Presidente, solo nel Giugno del 1868 si tornò ad una gestione normale con l’elezione prima di Clito Tempesti, poi con quella del Dott. Giovan Battista Contini (15 Agosto 1869) – , ma dei 258 soci fondatori, l’anno successivo, al 16 Aprile 1866, quando viene operata la prima cancellazione per inadempienza del pagamento della quota sociale , ne restano solo 136, e l’anno dopo scendono a 92: i 15 centesimi settimanali richiesti dal regolamento statutario risultano un impegno troppo oneroso per gli iscritti. Un ostacolo ulteriore era rappresentato dal numero delle cariche sociali contemplate dal primo Statuto: ben 57 ( 11 erano i componenti del Consiglio di Amministrazione, 46 quelli del Consiglio Generale). Così dopo appena 6 anni di vita si avverte l’urgenza di un cambiamento: il 15 novembre 1871 l’allora Presidente Dott. G. Battista Contini nomina una commissione incaricata della revisione dello stesso. Solo il 27 gennaio del 1881 sarà pronto un nuovo Statuto che si presenta sostanzialmente semplificato: dagli 11 Titoli del primo si passa ai 5 del secondo; il Consiglio di Amministrazione viene ridotto a 6 unità gli 8 Deputati ai Sussidi restano invariati; al posto dei 26 Capi Sezione c’è un riscuotitore retribuito e viene aggiunta la figura del Famiglio per le incombenze più varie. Il Presidente è il Marchese Filippo Trevisani.
Comunque i motivi che hanno permesso la longevità dell’Associazione, tanto da farla giungere sino ad oggi con un ragguardevole numero di iscritti , circa 1200, sono sostanzialmente due.
Il primo è stato il profondo legame solidaristico tra gli iscritti che ha sempre funzionato da volano per i Consigli di Amministrazione, anche quando ci si poteva dividere sino a roventi scontri verbali durati anni. Questo avvenne, ad esempio, nell’assemblea tenutasi il 23 marzo 1879 in cui si discuteva , in un clima che addirittura spaccò in due il sodalizio, la proposta di istituire una Cassa di prestiti in favore dei soci, impegnandovi in tutto od in parte il fondo di proprietà sociale. L’opposizione fu tale che solo l’8 febbraio del 1883 si arrivò all’approvazione con l’estensione di un Regolamento per i prestiti fatti ai soci.
Il secondo è stata la capacità di rinnovamento che la Società Operaia ha saputo mettere in atto attraverso la modifica del proprio Statuto per adeguarsi alle trasformazioni sociali e culturali. I passaggi fondamentali:
Il 22 novembre 1888, come si evince da un documento esistente presso la cancelleria del tribunale di Fermo, la Società di Mutuo Soccorso Cooperativa in Porto S. Giorgio deposita, nella persona del suo Vice Presidente Enzo Fagioli, l’atto costitutivo e lo Statuto. La Società prende il nome di Lavoro e Vita ed è formata da impiegati civili. Un altro passaggio importante si ha nello Statuto approvato il 1 Gennaio 1913, sotto la presidenza di Dandolo Silenzi: per la prima volta le donne vengono ammesse a far parte integrante della Società Operaia: infatti il Regolamento è diviso in: Sezione Uomini e in Sezione Donne; per la prima volta, poi, sul frontespizio, appare la dicitura SOCIETà OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO G. GARIBALDI. Intanto con provvedimento del 26 Ottobre 1917 la Società viene riconosciuta quale Ente Morale dal Tribunale Civile di Fermo.




Per il successivo passaggio dobbiamo giungere al 6 Maggio 1935: Presidente è Giovanni Paci. Sul frontespizio compare, insieme al fascio, la dicitura Aderente all’Ente Nazionale della Cooperazione e all’Opera Nazionale Dopolavoro.
Modifiche vengono definite più tardi nell’Assemblea del 30 Giugno 1946.
Si giunge così a quello ancora vigente approvato nel 1960, sotto la presidenza di Italo Cossiri, anche se dopo tale data con una lunga riflessione durata circa 6 anni, l’Assemblea Generale del 26 Febbraio 1978 ne approva un altro che non è stato ancora depositato per la registrazione presso la Cancelleria del Tribunale Civile.
Ma il 1960 deve essere ricordato come snodo importantissimo per i rapporti tra Comune e Società Operaia: nel febbraio, il sindaco Nello Cossiri, nell’intento di accrescere il livello culturale della cittadinanza, stipula con il sodalizio, che già godeva al suo interno dei lasciti librari del Prof. Gino Pieri, del Prof. Francesco Egidi e del Prof. Mario Collina, una Convenzione che sancisce la nascita della Biblioteca Civica, affidandone la gestione alla stessa Società Operaia con la facoltà di nominarne il Direttore. Oggi quella Biblioteca, intitolata al Prof. Gino Pieri – il primo ad aver donato con atto notarile del 28 agosto 1948 il proprio patrimonio librario al sodalizio e che l’ Assemblea Generale del 14 dicembre 1941 aveva già concordemente acclamato Vice Presidente Onorario Perpetuo (molti anni prima, il 25 novembre 1883, lo stesso titolo era stato dato ad un altro illustre clinico: il Prof. Augusto Murri) – , che per un lungo periodo è stata ospitata nei locali della Società Operaia, ha trovato una sua degna sede nel palazzo del vecchio Comune cittadino e conta oltre 70.000 volumi, la maggior parte dei quali sono lasciti fatti al sodalizio.
Proprio per questo impegno culturale la Società Operaia finisce per divenire polo di attrazione e frequentazione di importanti personalità, tra le quali : Adolfo Alessandri, Massimo Mila, Riccardo Bauer, Max Salvadori, Joyce Salvadori Lussu, Silvio Zavatti. E nel 1996 tale impegno si traduce nella istituzione dell’UNIFORPE (l’Università della Formazione Permanente): ancora una volta l’Amministrazione Comunale, rappresentata dal Sindaco Antonio Rossi, e la Società Operaia, nella persona del suo Presidente Alfredo Luzi, dichiarano l’intenzione di voler «offrire a tutta la cittadinanza la possibilità di arricchire le proprie conoscenze scientifiche e di ottenere una più consapevole adesione alla vita culturale e sociale del paese».
Restando sempre fedele agli ideali solidaristici della fondazione, il sodalizio è stato e continua ad essere attivamente presente, nelle modalità e nella forme più congrue, in tutte quelle occasioni, locali, nazionali o internazionali che abbiano esatto un qualche intervento fattivo: basta leggere i consuntivi annuali delle Attività Sociali redatti insieme a quelle delle Attività Culturali e lette ai soci nella Assemblea Generale.



In fine vanno ricordati alcuni impegni che la Società Operaia ha voluto assumere come momenti qualificanti della propria vita associativa. Nel 1988 viene istituito il Premio “Bravo Gino Pieri Società Operaia” a favore dei soci o figli di soci che si sono particolarmente distinti in campo scolastico, ed anche un attestato per i soci più anziani, a testimoniare il loro attaccamento all’istituzione: entrambi vengono assegnati nella Assemblea Generale che si tiene all’inizio di ogni anno. Nel 1990 nasce il Premio “Solidarietà” istituito per segnalare una persona o una Associazione che si sia particolarmente distinta per il proprio impegno umanitario e solidaristico. Questo viene assegnato nella festa sociale del 1° maggio.